Elogio dell'oca tentatrice

L’ora d’amore, scrisse Robert Musil, può essere la piuma caduta dall’ala di un angelo oppure di un’oca. L’amore angelico è etereo, sognante, estatico. L’angelo adulto non si toglie neppure la tunica bianca e dicono che non abbia sesso. L’oca è grassa, polposa, starnazzante e si presta meglio a essere concupita. Leggi Riparliamo di concupiscenza di Giuliano Ferrara di Giuseppe Sermonti
12 AGO 08
Ultimo aggiornamento: 09:43 | 19 AGO 20
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Didattica dell’eros. Come insegnare ai bambini, ai figli, i segreti e le procedure dell’amore? Direi che l’eros angelico pone meno problemi didattici di quello carnale. Semplicemente, nessuno lo insegna. Lo apprendiamo, fanciulli, dai sorrisi e dagli ammiccamenti di papà e mamma, e non siamo tenuti a pensare che sia qualcosa di più concreto e di meno casto di quelli. Ci mancherebbe altro! Ne siamo nati, e la nascita è piena di mistero e chi oserebbe indagare tra le lenzuola della camera di mamma? Da buoni cristiani siamo tutti figli di madri vergini.
L’amore carnale è porcellino. I bambini, di nascosto, qualche volta ci giocano, lo fanno o lo subiscono, ma tirar giù le mutandine a una femminuccia per le scale non sembra che abbia a che fare con qualcosa come il parto della zia o i pannolini stesi. E’ peccato, lo sentono, benché nessuno abbia detto loro di non farlo. Ma che abbia poi a che fare con la Bibbia il serpente e Adamedeva questo proprio non lo possono immaginare. Eppure bisogna affrontare l’argomento: “parliamone”. Altrimenti lo vengono a sapere da qualche compagno scafato e ignorante. A una certa età viene il momento del discorsetto rituale, spregiudicato, confidenziale, alla svedese. Io, che sono genetista e padre di tre figlioli (due maschietti e una bambina), non potevo davvero esimermene, specie con i due maschi. Una notte romana, sul terrazzino di casa, in tre, li coinvolsi in un discorso genetico-ginecologico-sentimentale. Ero soddisfatto di me. Esito, tuttavia: l’ indifferenza. “Non avete nulla da chiedermi?” Il più piccolo: “Ma allora, papà, quando siamo nati noi hai dovuto fare quella cosa lì, con mamma?” E accennava la mossa. “Povero papà! Tre volte!”. Ci sono cose che non si possono davvero insegnare. A che scopo, poi? I gatti le fanno benissimo, la notte, senza discorsi sul terrazzino. E’ istinto, buttiamola lì. Ma se è atto di natura perché è peccato? Perché, per noi, è anche atto di pensiero, ed è il pensiero che pecca.
I tempi passano e perdono di innocenza. Non i bambini, i tempi. Oggi l’educazione sessuale è un diritto sancito, e se i genitori non sanno da che parte cominciare ci saranno i corsi scolastici, e comunque inappuntabili opuscoli illustrativi, con ovuli, animalculi, pancioni, feti in posizione fetale, cordoni ombelicali, poppe e quant’altro. Lo share sarà abissalmente inferiore a quello di Asterix o Charlie Brown, ma il diritto all’informazione e la trasparenza saranno a posto. Com’è che oggi riusciamo a insegnare e a illustrare quello che ieri nascondevamo? Il discorso è diventato più semplice. Una cosa è insegnare come si fanno i figli dell’amore, altra cosa, e più pratica, è insegnare come fare l’amore senza fare figli. E’ una questione di pillole, prima e poi, condom, kit per la gravidanza, virus Hiv, etc. E’ facile a capirsi (ma non per il gatto).
“In vitro is better”. Una decina di anni fa, la rivista inglese “New Scientist” titolava un articolo con l’asserzione “E’ meglio in provetta.” E lo dimostrava con logica ineccepibile. La riproduzione in vitro è controllata, temporizzata, geneticamente testata, ecograficamente monitorizzata. Il “donatore” è catalogato, molecolarmente decrittato, ridotto in provettina con etichetta, congelata in azoto liquido fumante. La donatrice di ovuli è subito estromessa dal processo. L’ovulo è fecondato in vitro, il pre-embrione affidato a una mercenaria controllata, che consegnerà il neonato dietro un assegno e anche lei scomparirà. All’allattamento si provvederà con polvere di latte. I propugnatori del vetro e della trasparenza hanno un unico rammarico: che non si sia ancora riusciti a costruire l’utero di vetro o, quanto meno, ad adattare l’utero di qualche maialina a servire da gestante. Ci stanno lavorando. Da questo processo verginale rimarrà fuori qualcosa: l’incontro, il corteggiamento, la concupiscenza, l’amoreggiamento, il piacere, il dolore, il peccato, il mistero, lacrime sangue e latte, angeli e oche. Cioè tutto.
La signora Scienza tende a sfrondare ogni processo di ciò che non è indispensabile per l’esito finale, a eliminare il contorno, a scartare l’irripetibile, a sgombrare il campo dal pletorico. In altre parole, tende a togliere l’uomo e la donna dall’Eden, lasciando solo la mela e il serpente, da cui il divino scienziato saprà elaborare il primo essere in vitro, scavalcando orgoglioso la specie. Ma così è distrutto tutto. E’ la Scienza che si fa Avidità e Concupiscenza di fronte alla vita e i suoi misteri. Ma, eliminato il contorno, la bellezza inutile, il momento irripetibile, l’amore si dissolve, insieme all’io nascente.
A che serve il sesso? Ho trascorso più di trent’anni in laboratorio, con il camice bianco. Mi occupavo della sessualità dei microbi. Il mio contributo più importante è stato quello di avere indotto la sessualità in microbi che in natura non l’avevano, come la muffa Penicillium e il batterio Streptomyces, che producono e hanno dato il nome ai primi antibiotici. A quale scopo costringere alla sessualità le specie infeconde? Per incrociare ceppi diversi e combinarne i caratteri, per aumentarne la biodiversità, per la loro evoluzione. Per spiegarmi ai bambini scrissi un libro: “Vita coniugale dei batteri”. Ma una cosa non vi scrissi. Se i batteri provassero gusto nell’accoppiamento. Direi di no, come tutti gli esseri acquatici. Che eccitazione possono provare i freddi animali marini che liberano le loro catene di uova o le loro nuvole di spermi nell’acqua gelata, senza neppure incontrarsi? Nei solidi e tiepidi animali terrestri o del cielo il sesso è un incontro e uno squagliamento, perché i germi richiedono liquidi per congiungersi. Sono loro che si incontrano e si coniugano nel loro oceano.
Esibizione sessuale. Ma qualcosa di eccitante, di stupefacente avviene nel mondo degli animali superiori. Ruote di pavone o code di uccelli del paradiso, ali variopinte di farfalle, corna di cervi, silhouette di donne, criniere di leoni, frinire di cicale, geometria colorata di fiori, gorgheggi di uccelli… La natura adorna la sessualità di sovrane bellezze (e qualche schifezza, bisogna ammettere) e la compone in una danza gloriosa fatta di esibizioni, volteggi, corteggiamenti, concupiscenze e amplessi. Possiamo credere che tutte queste festose bellezze abbiano per solo scopo la vita coniugale dei batteri e la ricombinazione del DNA? No davvero. Esse sono espressioni di quello che è stato chiamato “valore della presentazione”, cioè della “aspirazione delle forme organiche di rendere manifesta, nel linguaggio dei sensi, la peculiare natura dei singoli esseri viventi e di portare, di detta struttura, la testimonianza diretta nelle loro forme particolari” (Adolf Portmann). La concupiscenza, che unisce, congiunge e compone le coppie animali è una spropositata espressione della tendenza alla esibizione di specie, una estrema manifestazione dell’aspirazione a possedere e a dominare. Negli umani questa aspirazione può raggiungere l’arte e la poesia, ma può anche manifestarsi nel possesso e nella dissoluzione del partner. Il DNA è il passeggero clandestino di queste effusioni, ma non ne è né la ragione né la spiegazione. In alcune specie inferiori il possesso del compagno si spinge sino al cannibalismo. E’ noto il comportamento della Mantide religiosa femmina che, durante l’amplesso, divora il suo compagno. Meno noto quello di un verme marino lungo un pollice: la Bonellia viridis. In questa specie il maschio è minuscolo, appena un millimetro, e la femmina lo inghiotte nella sua proboscide; lo sistema nelle proprie viscere dove egli diviene un organello sessuale che svolge il solo compito di fornire spermatozoi alle uova della consorte. Queste sono davvero forme di concupiscenza, come dovere per la conservazione della specie. Non immagino i maschietti di queste specie che esclamino “Vive la difference!”.
I tempi moderni non conoscono, dell’amore, né angeli né oche. Il sesso occidentale è divenuto frettoloso, sbrigativo e insieme garantito, protetto, ripetibile sino alla noia, scientifico. Si sta convertendo in pratica igienica, esperimento, prestazione ormonale, orgoglio erettile, sdilinquimento e melanconia. Il figlio è il suo inconveniente, come una malattia venerea, da cui preservarci e curarci. I bambini del futuro saranno il prodotto della scienza, orfanelli e collegiali, trovatelli e senza famiglia. L’uomo e la donna d’oggi, invece di collaborare nella costruzione del nido e del pulcino, si accaniscono nel body building di se stessi, nella chirurgia estetica, nella liposuzione, costruendo il proprio corpo come da manuale e affidando un’eventuale discendenza a seme di masturbazioni, a ovuli risucchiati, alla penetrazione di microscopici aghi di vetro, ai freezer e alle ecografie, che sostituiranno il vecchio album di famiglia. E allora, poiché non ci sarà più l’angelo impalpabile e i suoi furori estatici, prima che ci soverchi la nanotecnologia, evviva l’oca, le tentazioni, la concupiscenza, il peccato carnale e il figlio dell’incoscienza. (Foto: L’attrice Ursula Andress ritratta con un’oca)
di Giuseppe Sermonti
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